uroginecologia, proctologia, prolasso degli organi pelvici, le incontinenze

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salve,

se sei giunta a questa pagina ti sei posta il problema di alcuni fastidi nella zona genitale, che sia una perdita di urina o di feci oppure una sensazione di “ingombro” scomoda in molti aspetti della tua vita, ad esempio durante i contatti sessuali oppure anche nel semplice stare in piedi. per la nostra società tale problema è stato stigmatizzato in uno spot di alcuni anni addietro: <<migliaia di donne condividono lo stesso segreto>>. le parole dominano, di un segreto non si parla neanche col proprio medico, per di più se tale segreto riguarda un aspetto così intimo, è da affrontare da sola.

fatta questa premessa sulla società, giungiamo ad analizzare per sommi capi il tuo di problema iniziamo con: perdi urine, oppure gas oppure feci (più o meno formate è un problema secondario), quindi hai un disturbo delle strutture di sostegno pelviche. come sia successo e quando e per quale motivo non è dato saperlo, né a questo punto ci interessa, forse il parto (ma come te esistono donne che non hanno mai partorito), o forse il peso (ma come te esistono donne che sono addirittura sottopeso), o forse ancora (e personalmente ritengo la cosa più probabile) la educazione.

sì la educazione, quella che ci venne fornita a noi quando da bambini abbiamo imparato a trattenere e gestire sia le feci sia le urine, o quella educazione che ci siamo auto imposta per il lavoro, quella che si evolve nelle cattive abitudini; alla quale forma si aggiungono i problemi del tempo (quindi la riduzione della qualità dei tessuti) od eventi di vita (parti, fratture pelviche, etc…) che amplificano gli effetti negativi di tale educazione.

i discorsi sotto sono esposti con un esempio ossia la perdita di urine, ma lo stesso discorso è valido con incontinenza anale sia a gas sia a feci.

forse ti capita di perdere urina con un colpo di tosse o se fai le scale od addirittura ridi, si tratta di incontinenza da sforzo o da stress (terminologia inglese),

altre volte, invece, la sensazione di vescica (o retto) piena ti sorprende ti obbliga a mollare ciò che stai facendo per correre in bagno, e non è detto che tu riesca a raggiungerlo (urgenza minzionale ed incontinenza da urgenza), alcuni casi si evolvono a tal punto che, la donna affetta da tale situazione, conosce a mena dito ogni singolo bagno per andare nel posto desiderato (toilet tourist)

queste sono solo alcune situazioni nelle quali rientrano buona parte delle incontinenze, ma poi consideriamo quelle da stimolo (lavare i piatti, o come capitava ad una mia paziente anche l’idea del frigorifero che sbrina), od anche quelle continue (il passaggio delle urine o di feci è diretto) e così via, poiché i tipi di incontinenza e le associazioni tra loro sono molteplici (incontinenza mista a prevalenza di…)

oppure ancora il paradosso non riesci a svuotare la vescica o se mantieni la sensazione di dover ancora fare pipì, o per fare pipì devi assumere delle posizioni strane.

capita alle volte che perdi pipì durante i contatti sessuali, e ciò rovina a te tutto il romanticismo del momento.

una volta trovato il coraggio di affrontare il problema, e quindi confessare un segreto, bisogna rivolgersi ad un professionista, un uroginecologo od uno specialista del pavimento pelvico femminile; il quale dopo aver fatto una buona anamnesi eseguirà una valutazione ginecologica con lo speculum per evidenziare prolassi (ossia la caduta di vescica retto ed utero in vagina), valuterà ancora la efficacia della contrazione dei muscoli perineali (pc test) e promuoverà l’esecuzione di alcuni esami tra i quali consideriamo il diario minzionale (od evacuativo) un diario, appunto, degli eventi quali bere (cosa e quanto), del fare pipì (quanto) e delle fughe (segnate sulla base di quanto ci si bagni) ed in ultimo dei farmaci presi (il discorso è simile con il diario evacuativo). altri esami possono essere gli esami urodonamici (o prove) per valutare tutta una serie di fattori che contribuiscono alle fughe (uroflussometria a volume ignoto, cistomanometria, stress test a volume noto, profilo pressorio uretrale, uroflussometria a volume noto). altri esami, quali la ecografia 3d translabiale o transperineale, od ancora valutazione radiologica dell’apparto urinario in funzione con mezzo di contrasto (la defecografia se incontinenza o difficoltà evacuativa).

una volta ottenuta una diagnosi clinica e strumentale si potrà accedere alle terapie siano esse di rieducazione oppure farmacologiche od ancora chirurgiche o di neoimpianto cellulare (iniezioni di collagene o di cellule staminali adulte autologhe nella muscolatura dell’uretra) o neoimpianto elettronico (un computer che viene impiantato in prossimità di un rene e le sue terminazioni finiscono all’interno del canale vertebrale). qualunque sia è da ricordare una cosa che la scomparsa della sintomatologia non è né immediata né totale e che soprattutto è temporanea.

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